|
|
|
Dan Inosanto
Nasce a Stockton, in California, il 24 luglio del 1936 da una famiglia di immigrati filippini, all’età di dieci anni comincia a praticare arti marziali
con un amico di famiglia dal quale apprende lo stile di Karate di Okinawa e il Ju-jitsu, durante il servizio militare inizio lo studio del Kenpo Karate (stile
di Karate che deriva dal Kung-fu). Una volta trasferitosi a Los Angeles, inizia a praticare Kenpo direttamente dal suo creatore Ed Parker, ottenendo qualifiche
importanti all’interno del dojo. Fu molto importante quel periodo di studio per Dan poiche’ lo spinse in maniera profonda alla ricerca e divenne fondamentale per
la sua scelta di divulgare nel Mondo le arti marziali del sud-est asiatico.
Nell’estate del 1964, durante la prima edizione dell’ International Karate Championship di Long Beach, organizzata dal Maestro Ed Parker, a Inosanto venne chiesto
di fare da guida ad uno degli ospiti che si sarebbero esibiti durante le gare. Dan si trovò così ad dover fare da accompagnatore al giovane Bruce Lee. Prima di
entrare in un ristorante cinese, Bruce mostrò a Dan il suo famoso one-inch punch, la stessa tecnica che avrebbe dimostrato poi al pubblico della competizione. Il
colpo fu talmente potente che, dopo cena, mentre ritornavano a casa, Dan sentì degli attacchi di nausea e fu costretto a sedersi sul marciapiede. Inosanto ricorda
anche un simpatico aneddoto sull’accaduto; disse che alcuni passanti fecero un commento sul fatto che i marinai di Long Beach erano sempre ubriachi, credendo che
Dan Inosanto fosse uno di questi.
Dopo quell’incontro l’animo e il cuore di Dan non furono piu’ gli stessi, era come se tutti gli anni passati a praticare arti marziali fino ad allora, si fossero
rivelati inutili. Decise quindi di seguire in tutte le esibizioni ancora in programma per la citta’, quel giovane fenomeno del Gung-fu, facendogli da partner per c
ercare di poter apprendere di piu’ sul suo sistema di combattimento.
Da quel momento decise di andare regolarmente a prendere lezioni dallo stesso Lee ad Oakland e, quando Bruce dovette trasferirsi a Los Angeles per continui impegni
con il Mondo dello spettacolo, cominciò ad allenarsi privatamente. Nel febbraio del 1967, Bruce Lee aprì il suo terzo Jun Fan Gung-Fu Institute, nella Chinatown di Los
Angeles, in quello stesso mese diplomò ufficialmente istruttori Dan Inosanto, Taky Kimura e James Lee, che tra l’altro rimasero gli unici ad aver ottenuto un simile
riconoscimento direttamente dal fondatore del Jeet-kune-Do. Praticamente quasi la totalita’ delle lezioni nella scuola di Los-Angeles, furono tenute da Dan inosanto
a causa dei sempre piu’ pressanti impegni cinematografici di Sijo Bruce Lee, che quando poteva, visitava la classe solo per vedere i progressi degli allievi ed elaborare
nuove tecniche.
Inosanto ricorda un aneddoto, tra i tanti, che piu’ di tutti rappresenta quello che Sijo Bruce e’ stato non solo per i suoi allievi, ma per il Mondo intero delle arti
marziali: “quando combattevo con lui non riuscivo mai ad evitare i suoi colpi e non solo, non riuscivo mai a raggiungerlo quando saltava indietro dopo aver messo a segno
un colpo. Un giorno mi disse di tirargli un jab al volto, in quell’occasione mi mostro’ la sua abilita’ in fatto di tempismo e velocita’ poiche’ riusci’ a colpire il mio
pugno con la sua fronte prima che il braccio si distendesse completamente, rimasi sbalordito”.
Pochi anni piu’ tardi la scuola di Los-Angeles venne chiusa in occasione del trasferimento di Bruce Lee ad Hong Kong. Inosanto chiese al suo Maestro di poter continuare
ad insegnare il Jeet-Kune-Do ad un ristretto gruppo di allievi rimasti. Ottenuto il permesso, Dan continuo’ per diverso tempo ad insegnare nel garage di casa sua a Carson.
Partecipo’ anche ad una delle pellicole piu’ famose del piccolo drago, ‘’L’ultimo combattimento di Chen’’ (Game of Death). Per lui questa fu piu’ che altro l’occasione
per allenarsi con l’ideatore del Jeet-Kune-Do nonche’ sua guida e Maestro, ma soprattutto suo migliore amico.
Fu quindi un grosso shock per lui quando apprese della morte di quella persona che aveva cambiato la sua visione non solo delle arti marziali ma della sua vita. Fu uno
degli amici e allievi che, oltre al fratello Robert Lee, nell’estate del ’73 portarono la bara di Sijo Bruce Lee per l’ultimo saluto. Da quel momento Dan decise di
smettere di dare lezioni di Jeet-Kune-Do a casa sua e nei primi mesi del ’74, insieme a Richard Bustillo, uno dei suoi allievi, decise di aprire una scuola a
Torrance per mantenere vivo il jkd, chiamata Kali Academy in onore dell’arte marziale filippina che stava studiando in maniera molto intensa in quel periodo.
Continua con lo studio di altri sistemi e di arti marziali differenti, per rendere il suo sempre piu’ completo. All’inizio degli anni ’80 comincia a praticare la
Muay-Thai con Ajarn Chai Sirisute, uno dei piu’ importanti esponenti in quel periodo; nel frattempo collabora con la scuola francese di Savate, della quale rimane
affascinato proprio per la somiglianza col gioco di gambe utilizzato nel JKD. E’ stato inoltre pioniere dello Shooto (un tempo shoot-wrestling) di origine giapponese,
che comprendeva calci pugni e proiezioni, precursore delle moderne MMA. Dan per approfondire ulteriormente questo aspetto del combattimento, ad oltre sessant’anni
di eta, inizio’ a studiare il Brasilian ju-jitsu con i famosissimi fratelli Machado fino ad ottenere il massimo grado di allievo, la cintura nera.
Sicuramente, pero’, la ricerca piu’ grande e’ stata fatta nell’ambito delle arti marziali del sud-est asiatico, anche per un aspetto personale e mosso dalla
volonta’ di riscoprire le proprie origini.
Per questo inizio’ a collaborare e ad allenarsi con i piu’ grandi Maestri di Kali, Arnis ed Eskrima presenti sul territorio americano, durante tutto il suo
percorso, non dimenticando mai di essere comunque anche un JKD-Man. Questo concetto veniva sempre ribadito durante i suoi seminari e, cosa piu’ importante,
ai suoi istruttori. Per questo motivo Dan non ha mai seguito in maniera tradizionale tutti gli stili e i metodi di combattimento appresi nel tempo, bensi’
integrando e migliorando il proprio ‘’metodo’’ con tecniche e sistemi di altri stili.
Il metodo di John Lacoste
Dan Inosanto, considerava John Lacoste il "Bruce Lee delle arti marziali filippine"; il senso di
tale paragone risiede nel fatto che questo grande Maestro filippino, aveva assorbito ciò che
riteneva fosse più utile da molti sistemi di Kali ed Eskrima provenienti da varie isole e, come
Lee, era in grado di illustrare nella loro totalità le arti che aveva appreso, analizzando i
collegamenti esistenti, le similitudini, le tecniche e le differenze di approccio proprie dei diversi
stili di Kali o Eskrima, discipline spesso purtroppo fraintese per stili relativi al solo uso delle
armi bianche, come i bastoni o le armi da taglio.
Il Maestro Inosanto ritiene che il sistema Lacoste sia uno dei migliori al fine di acquisire una
visione a tutto tondo delle arti marziali filippine, e ciò in considerazione del fatto che,
contrariamente alla maggior parte dei sistemi ad oggi conosciuti (spesso frammentari e
comprensivi di poche aree/categorie di insegnamento) il Lacoste vanta un bagaglio tecnico
impressionante che cataloga ben dodici aree/categorie di insegnamento e può consentire di
apprendere in modo sintetico e scientifico le relazioni esistenti tra le stesse, mantenendo gli
attributi comuni tra la parte tecnica armata e quella a mano nuda.
Il metodo si basa sull’insegnamento di oltre 25 maestri tra cui John Lacoste(1889-1978), Floro
Villabrille (1912-1992), Ben T. Largusa (1926-2010), Angel Cabales (1917-1991).
|
|
|
|
|